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Baku è ormai alle spalle, ma tra alti e bassi la Ferrari non ci permette di capire dove sta andando e dove può arrivare. Che succede?

Il team già l’aveva anticipato: non vi aspettate miracoli a Baku.
I più realisti si erano messi l’anima in pace già dal giovedì, aspettandosi un triste ritorno al 2020.
I più speranzosi, quelli che fino alla bandiera a scacchi non escludono miracoli, l’hanno visto come un mettere le mani avanti.
Ebbene, il venerdì ed il sabato sono stati il trionfo della speranza.

Leclerc e Sainz hanno tinto di rosso i primi posti dalla prima sessione di libere, non risparmiandosi e dando l’impressione di una macchina competitiva e perfettamente in assetto per un circuito come quello dell’Azerbaijan.
E se fino ad allora la speranza, anche quella dei realisti, iniziava timidamente a prendere piede, il sabato pomeriggio ha straripato con la pole di Leclerc ed un promettente Sainz.

È quindi lecito chiedersi, alla luce degli eventi della scorsa domenica “Che succede?”.
Allo spegnersi dei semafori si spegne anche la Ferrari.
Leclerc viene immediatamente inghiottito da Hamilton, Verstappen e Perez.
Chi sa se fosse stato lì Bottas, come sarebbe andata.
Non so voi, ma è stato subito un ritorno al recente passato. Così veloce ed indolore, così scontato che neanche ha fatto tanto male.  
I realisti hanno chiaramente vinto la partita.

Per tutto il resto della gara, al team rosso non possiamo ascrivere né particolari infamie né tanto meno qualche lode. Anzi, ce l’avevano detto. Lo sapevamo.
È una Ferrari che paga a prescindere data la sua conformazione originale, la SF21 resta figlia della SF1000, e questo può cambiare solo nel 2022.
I miglioramenti sono lampanti, due pole nel giro di due Gran Premi sono un dato da non sottovalutare o da mettere in secondo piano dalla delusione di chi vuole di più.
Perché teoricamente dopo l’anno scorso il nostro di più lo stiamo ricevendo.

Ma cos’è che non torna al tifoso? Il fatto che la macchina sia così protagonista in libere e qualifiche per poi sprofondare nel middle-field e non reggere il paragone con vetture che fino ad ora erano state sottovalutate: Alpha Tauri ed Aston Martin.
Perché è proprio dal confronto in gara che nasce la delusione.

Non è stata la gara che volevo.
I bloccaggi alle ruote anteriori con gli pneumatici freddi, in salita e sul rettilineo, mi sono costati un grave errore.
Non sono soddisfatto, nonostante i punti.
Ci lavoreremo prima della Francia.

Carlos Sainz

L’abbiamo appena detto: la macchina è quello che è, si comporta bene nel giro secco ma il passo gara non regge assolutamente il confronto con le prime due scuderie. Il pilota fatica a mettere in temperatura le gomme e sfruttarle al massimo, e il più a lungo possibile.

Ciò che non mi spiego, ed è quello che pesa maggiormente nella valutazione complessiva dell’ultima Ferrari di Baku è: dopo il ritiro di tutti i più temibili aspiranti alle prime tre posizioni, nemmeno un podio.
La Ferrari, con Verstappen, Hamilton e Bottas fuori, non è salita neanche sul terzo gradino.
Alpha Tauri ed Aston Martin, invece s, portandosi a casa più battaglie con la rossa.

Allora si evince che, sommato ai due piloti piuttosto sonnolenti, si è unito un muretto box per nulla incisivo ed incapace di sfruttare la triplice buona sorte.
Il team di Faenza, invece, quando si tratta di cogliere il momento propizio, c’è sempre. Ovviamente supportata da un motore non indifferente, ma che se spinto da un pilota che sa valorizzarlo, porta a quei risultati.
Mentre l’Aston Martin può contare su un pilota che ha fame di nuovo. Bentornato Seb!

Insomma, certamente c’è chi ha fatto di peggio.
Ma se anche riducessimo tutto agli ultimi tre giri, alla gara nella gara,
tra quelli che potevano fare meglio, siamo stati i peggiori.

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Marisa Russo

Classe 1997,
studentessa di Giurisprudenza all'Università Federico II di Napoli.
La Formula 1 ed il motorsport non sono una passione, ma un retaggio culturale.

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