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Ogni dubbio è svanito. A Monaco la Red Bull dichiara guerra aperta alla Mercedes, spodestata dal suo trono pluriennale. Inizia lo spettacolo.

La domenica del Principato infiamma uno scontro che fino a poco fa serpeggiava, latente, tra tutti gli appassionati, ma che le incredibili prestazioni di Lewis Hamilton aveva lasciato ancora lì, nella penombra.
Ma che il campione Mercedes avesse dovuto far leva su tutto il talento e l’esperienza per fronteggiare un rischio imminente, questo ormai era chiaro.

I primi sentori li avevamo avvertiti già in Bahrein, durante i test pre-stagionali.
Un motore Honda indomabile, una relativa macchina possente e soprattutto affidabile. Già si parlava di una Red Bull pronta a dare battaglia. Ma si sa, la battaglia non è la guerra.
Dall’altro lato, ai box Mercedes, i primi segni di cedimento, ancor prima di cominciare:
problemi alla trasmissione, Hamilton nella ghiaia, vetture ferme ai box anziché in pista, team radio nervosi.
C’è chi ha pensato a segnali di declino, e chi al depistaggio. Perché è la Mercedes, non può sbagliare.

E che la Mercedes non sbaglia mai, il Bahrein stesso ce l’ha confermato, spazzando via gli stupidi grilli che ci avevano girato intorno durante quei giorni di test.
Anche nella difficoltà il Re trionfa, quando la macchina non c’è, lui sì. Con astuzia, esperienza, autorità.

Se queste sono le caratteristiche di un Hamilton maturo, Verstappen è “cattivo”, sportivamente parlando.
Reduce da un Bahrein di illusioni infrante contro il retro di una Mercedes, sgomita letteralmente sul circuito di Imola, e di riprende tutto quello che gli era stato tolto.
“Cattivo”, Max vince in Italia. E rimette tutto in discussione.

Ma con questo Campionato 2021 sembra sempre più di salire su un rollercoaster, proprio come a Portimao, dove Lewis torna a vincere guadagnandosi tutto con un sorpasso da vecchio maestro, proprio sul rivale numero 1, Max.
Il momento più emozionante di una gara piuttosto fiacca infatti ce lo regala lui: i tempi dell’Hamilton che sfila via alla prima curva solo ed indisturbato sono finiti, tocca tirar fuori le unghie ed anche le emozioni.

In tutto questo racconto, però, i cavalieri che si danno battaglia non dovrebbero essere soli, come tal volta accade. Anche i prodi vassalli Bottas e Perez hanno un arduo compito da portare avanti: punti, punti e solo punti. Sempre più dell’altro.
Eppure, costanti nella loro incostanza, Bottas è più allenato a fare da lacchè, cavia o quel che si voglia. Tanto che ne è più capace di Perez, ancora impegnato a domare il destriero. Anzi, il toro.

Ma ricordate l’astuzia, l’esperienza, l’autorità?
Forse iniziano a non bastare, e così pare in Spagna. Ancora una volta, alla staccata della prima curva, Verstappen fa di nuovo quello che non ci si aspetta, scalzando Lewis dal suo posto comodo, il primo.
Il colpo è duro, perché non è il primo, ma l’ennesimo.
E cosa succede quando ciò che hai pare non essere abbastanza? C’è un team, 7 volte campione, che come un deus ex machina ti svolta la gara, con la più eccitante delle strategie viste fin ora.

E quando il team non c’è, invece, cosa succede?
Montecarlo. Succede come a Montecarlo.
Una disfatta, un disastro, il trionfo del nemico.

Verstappen trionfa a Monaco
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Marisa Russo

Classe 1997,
studentessa di Giurisprudenza all'Università Federico II di Napoli.
La Formula 1 ed il motorsport non sono una passione, ma un retaggio culturale.

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