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Ripercorriamo in questo articolo la vita e le imprese di Sir Jack Brabham. Una delle leggende della Formula 1: il primo pilota australiano a vincere un mondiale. Uno dei personaggi che hanno segnato la storia del motorsport.

Ricordare Jack Brabham, ci riporta ad una Formula 1 che non esiste più ma che con quella odierna, ha in comune la voglia di vincere. Qualcosa che il pilota e costruttore australiano ha sempre avuto dentro di se sia in un ruolo che nell’ altro.

Nato ad Hurtsville, sobborgo della periferia di Sidney, il 2 Aprile 1926, Sir John Arthur Brabham (detto Jack) era nipote di un immigrato inglese giunto in Australia nel 1885.

A Sidney suo padre lavora come commerciante di farina all’ingrosso e fruttivendolo insieme a sua moglie. Ed è lui che trasmette a Jack la passione per i motori e l’arte di guidare all’età di dodici anni.

Il ragazzo infatti mostra immediatamente una grande attitudine per la meccanica ma soprattutto per le automobili. Ed è per questo che suo padre lo iscrive all’istituto tecnico di Kogarah, nella regione australiana del Nuovo Galles del Sud. Dove intraprende gli studi che gli permetteranno di acquisire le competenze di metallurgia, lavorazione del legno e disegno tecnico, indispensabili nella sua carriera di costruttore.

Jack impara molto nei tre anni successivi, in cui frequenta quella scuola e raggiunta l’età di 15 anni trova lavoro in un garage locale. Ma capendo di aver bisogno della teoria oltre che della pratica, non abbandona gli studi. E trascorre le sue serate studiando ingegneria all’ Hurstville Technical College.

Sono gli anni della seconda Guerra Mondiale, anni in cui l’Australia, il paese di Jack, si trova coinvolto nel conflitto globale alleato dell’ Inghilterra.

È così che nel 1944, un mese dopo il suo diciottesimo compleanno, Brabham si arruola nella Royal Australian Air Force, sperando di diventare pilota. Ma non sarà così facile essere inserito nelle liste di volo. Ed a causa della mancanza di personale gli sarà inizialmente affidato il ruolo di ingegnere meccanico a terra.

Lavora alla base di Williamtown per i successivi due anni e soltanto alla fine di questo percorso raggiunge il suo sogno. Riuscendo a guadagnarsi il tanto agognato grado di ufficiale pilota.

Ma l’impegno bellico dell’ Australia termina nel 1946, e l’aeronautica non ha più bisogno dei suoi servigi. Jack nel 1946 infatti lascia l’aeronautica e apre una propria attività; con sede a Sydney, in un appezzamento di proprietà del nonno, dedicandosi alla riparazione di auto.

A 21 anni ha un negozio tutto suo dove compra e vende macchine. È l’inizio di un cammino che condurrà Brabham alle corse ed il tramite di questo suo approdo alle competizioni è un pilota suo amico: John Schonberg.

Oltre ad essere un amico, Schonberg, era anche un cliente di Jack. Per il quale il giovane meccanico australiano aveva lavorato alla preparazione di una “midget”; una piccola auto usata in Australia per le corse sugli ovali dello speedway.

Ed in cambio gli aveva dato lezioni sul fango di Tempe, una pista amatoriale vicino a Sidney; rendendosi immediatamente conto di quanto Jack fosse capace in pista. Avrebbe potuto essere il suo sostituto in quelle gare che la signora Schonberg, sua moglie, non vedeva certo di buon occhio.

Fu la svolta nella vita di Brabham, che dopo le ultime due gare disputate da John, sostituì l’amico ottenendo la sua prima vittoria. Era nato il pilota che il mondo avrebbe conosciuto come “Black Jack”.

Nel 1948, dopo una stagione densa di successi personali, Brabham vince il campionato del Nuovo Galles del Sud di midget cars. E per tre stagioni si impone nel campionato australiano e in quello sudafricano.

Jack Brabham Campione Midget Car del Nuovo Galles del Sud (N.S.W.) nel 1948

Ma a quel punto “Black Jack” vuole alzare il tiro, e si avvicina alle gare di velocità in salita. Partecipa con successo a molte delle competizioni nazionali che si tengono in tutta l’Australia, facendo registrare nella sua prima gara il record della pista di Hawkesbury.

In questa categoria Brabham conosce un ex-recluta RAAF, che sarà determinante nella sua carriera soprattutto come costruttore. È Ron Tauranac, che diverrà suo grandissimo amico nonché socio in affari.

Ron è un uomo intraprendente e proprio per questo aiuta Black Jack ad allargare i propri orizzonti nelle corse automobilistiche. Lo convince infatti ad iscriversi al campionato australiano di stock-car; la categoria che rielabora vetture di serie per le corse negli ovali e che in Australia va molto di moda

Anche in quel campo di gara Brabham è inarrestabile. Vincerà per tre anni di seguito, 1949 – 50- 51, il campionato australiano e quello sudafricano della categoria, ad esso abbinato. Senza comunque abbandonare mai le gare in salita. E come se non bastasse nel 1953, acquistando una Cooper-Bristol modificata decide di lanciarsi anche nel campo delle monoposto.

“Black Jack” durante una gara in salita.

Ben presto però sia lui che Ron si accorgono che avere il supporto finanziario di uno sponsor è indispensabile per continuare a correre e si fanno in quattro per trovarne uno.

È Jack che, anche con l’aiuto delle conoscenze del padre in ambito commerciale, per primo chiude un contratto con la società Redex. Una florida compagnia petrolifera statunitense famosa in quegli anni.

Brabham con i fondi ottenuti, può migliorare la propria situazione economica e mettere in piedi una piccola squadra con Tauranac. Ma la sponsorizzazione viene vietata dalla Confederation of Australian Motor Sport che impone la cancellazione del logo dell’azienda dipinto sulle fiancate della vettura.

Nonostante le ristrettezze economiche derivanti da questo imprevisto nel 1954 Brabham conquista diversi successi in Australia e Nuova Zelanda. Riuscendo a vincere anche il campionato su strada nel Queensland.

In questo periodo si guadagna anche il soprannome che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera, “Black Jack”. Un nomignolo affibbiato dagli avversari per via del colore scuro dei suoi capelli, ma anche  a causa della propensione caratteriale a mantenere un minaccioso silenzio.

“Black Jack” Brabham – 1954

Quello per Jack è l’anno della svolta. Ormai è un pilota di cui si parla spesso sui campi di gara ed attira su di se le attenzioni di molti talent scout e proprietari di scuderie in cerca di nuovi campioni.  

È così che prendendo parte a una gara di Formula Libre in Nuova Zelanda, attrae l’attenzione di John Cooper, il leggendario costruttore inglese di F1.

L’anno dopo, il 1955, anche Dean Delamont, rappresentante di punta del Royal Automobile Club, lo incontra più volte cercando di portarlo in Europa per correre. E dopo qualche resistenza da parte di Brabham a lasciare l’Australia, riesce infine a convincerlo a trasferirsi in Gran Bretagna per cimentarsi nelle gare europee.

Brabham giunge nel vecchio continente nell’Aprile del 1955, intenzionato ad allargare il proprio giro di conoscenze cercando la possibilità di gareggiare. Ma decide comunque che rimarrà solo per un anno.

Cerca inutilmente un ingaggio presso le maggiori scuderie italiane e tedesche – Mercedes, Auto Union, Ferrari e Alfa Romeo – che avendo la line up dei propri piloti al completo non offrono posti ai nuovi talenti.

Correre in Europa si rivela difficile e fallito il progetto di trovare un team competitivo, acquista una monoposto dai fratelli Cooper. Ai quali propone anche una partnership sportiva-commerciale.

Nonostante l’interesse nei suoi confronti, la proposta di Jack non viene accettata. I Cooper non sono intenzionati infatti a sottoscrivere un accordo in cui Brabham, chiede di poter mettere mano alle decisioni tecniche di progetto del team inglese.

Ma intuendo l’abilità di quel ragazzo australiano, con il quale hanno fatto amicizia, gli consentono di mettere il loro nome sul camioncino con il quale raggiungerà le piste. È un modo di far passare comunque il messaggio di un abbinamento tra loro e Brabham, che possa magari rivelarsi interessante per il futuro.

Il camioncino marchiato Cooper appartenuto a Jack Brabham durante una esibizione storica

Jack accetta, pur senza ottenere il pieno supporto della casa inglese. E senza esserne un dipendente, inizia a lavorare in Cooper quotidianamente dalla metà della stagione 1955. Costruisce infatti un’auto sportiva “Bobtail” a motore centrale destinata alla Formula 1; decidendo di iscriversi al GP di Gran Bretagna del 1955 che si disputerà ad Aintree.

L’esordio purtroppo non è dei migliori: ultimo in qualifica si ritirerà al 31° giro per la rottura del motore. Ma il suo scopo di entrare nel giro delle corse che contano è ormai raggiunto, la Cooper comunque continuerà a supportarlo come privato.

Questa forma di collaborazione gli permette di partecipare con la sua auto ad alcune gare extra-campionato e a diversi eventi di Formula 2 e Formula Libre; una categoria aperta ad un’ampia varietà di tipi, età e marche di auto da corsa.  Proprio in questo tipo di competizioni ottiene la vittoria al Gran Premio di Australia.

Un avvenimento che lo convincerà a vendere la vettura costruita e la prima Cooper acquistata per trasferirsi definitivamente a Londra, insieme alla sua famiglia, affascinato dall’ ambiente delle corse europee e dalla Formula 1.

L’ Inghilterra è un buon posto dove correre ma per Jack il 1956 non è comunque l’anno della riscossa almeno per quanto riguarda la Formula 1.

Tenta infatti di partecipare nuovamente al Gran Premio di Gran Bretagna, con una Maserati 250 F privata. Senza l’assistenza ufficiale del marchio italiano, si classificò di nuovo all’ ultimo posto della griglia di partenza e la gara non andò meglio costringendolo al ritiro dopo quattro giri per una serie di problemi al motore.

Per quell’ anno le soddisfazioni in pista arrivano dalla F2 e dalle vetture Sport dove vince tanto e inizia a farsi un buon nome a livello europeo. È proprio la scuderia Cooper, che non lo ha mai perso di vista, a dargli la possibilità di dominare in quelle categorie fornendogli le sue vetture e l’assistenza ufficiale del team.

Inizia così la collaborazione ufficiale tra il pilota Jack Brabham e la casa inglese che l’anno successivo, che nel 1957 gli affida la nuova monoposto di F1 siglata T43. È una vettura diversa dalle altre cui Brabham è abituato. Il motore centrale è infatti una novità nel campo delle monoposto, sino a quel momento quasi esclusivamente a motore anteriore, ma aumenta sensibilmente la maneggevolezza del mezzo in pista.

Il propulsore quell’ anno è un Climax da 2207 cc, in verità un po’ al di sotto delle aspettative; ma l’architettura innovativa del mezzo permette comunque di compensare la scarsa potenza, con una manovrabilità invidiabile.

Jack guida la T43 al debutto nel Gran Premio di Monaco dello stesso anno, e dopo un avvio di gara abbastanza turbolento si attesta in terza posizione.  Purtroppo però un guasto al supporto della pompa del carburante lo blocca, dopo più di tre ore di gara.

No, non può accettare di essere battuto da un guasto proprio alla fine della corsa, vuole quel risultato a tutti i costi. Scende dalla monoposto e nonostante sia esausto spinge la propria vettura al traguardo finendo sesto. Black Jack è così non accetta la sfortuna: la combatte.

Anche nelle restanti gare non riesce a cogliere risultati migliori e nonostante l’evoluzione della carriera in Formula 1, anche nel 1958 non abbandona le altre categorie.

Diviene campione di Formula 2 su una Cooper e guida per la Aston Martin nel campionato Sport, traendo ancora soddisfazioni più dalle formule minori che dalla Formula 1. Si impone infatti alla 1000 km del Nürburgring in coppia con Stirling Moss. Mentre in Formula 1, arriva quarto a Monaco, cogliendo i suoi primi punti iridati.

La vittoria di Jack Brabham alla 1000 km del Nurburgring

Ma nonostante sulle piste sia veloce e aggressivo, l’uomo Brabham è molto diverso da quello che si può incontrare in gara. Calmo e ponderato, affronta un programma che richiede una notevole quantità di viaggi sulle strade di tutta Europa. E proprio per questo molti colleghi hanno avuto modo di essere suoi passeggeri, durante i trasferimenti tra una gara e l’altra nelle strade di tutti i giorni.

Tutti descrivono Jack come un guidatore particolarmente prudente a differenza di molti dei suoi contemporanei. E un episodio su tutti narrato da un’altra leggenda dell’ automobilismo, Tony Brooks, ci fa capire sino a che punto.

Brooks racconta infatti che sulla via del ritorno dal Gran Premio di Pescara del 1957, si trova costretto ad assumere la guida dell’ auto su cui viaggiavano. Non tanto perché non avesse fiducia della guida di Jack quanto perché Brabham aveva rifiutato per prudenza di superare una lunga fila di camion.

Black Jack è anche questo un uomo che ama la velocità ma che nello stesso tempo, quando non ne può avere il totale controllo la teme.

Alla fine del 1958, anche per semplificare i molteplici spostamenti ormai necessari per la sua carriera, coltiva di nuovo la passione di un tempo: quella del volo. Decide di prendere lezioni e dopo aver ottenuto la licenza, acquista un aereo bimotore e inizia a farne un uso massiccio. Trasportando se stesso, la sua famiglia e i membri del suo team in giro per l’Europa alle gare.

Il 1959 è un anno molto migliore dei precedenti, nonostante Jack non sia certo il favorito per il titolo mondiale.  Davanti a lui c’è Stirling Moss, affermato campione inglese che con la emergente scuderia BRM sembra poter essere il candidato all’ iride.

La Cooper quell’ anno utilizza un nuovo propulsore Climax da 2,5 litri molto più potente di quello utilizzato l’anno precedente. Brabham riesce a sfruttare al meglio delle sue possibilità quel motore ben equilibrato e infatti stupisce tutti  vincendo già la prima gara a Monaco. Seguono un secondo posto in Olanda e un terzo in Spagna, oltre ad un’altra vittoria in Gran Bretagna, ad Aintree. Il circuito sul quale aveva debuttato e che fino ad allora non gli aveva mai regalato grandi soddisfazioni.

Jack Brabham guida la Cooper Climax del 1959 al GP di Montecarlo

Il terzo posto conquistato al Gp d’Italia a Monza, certifica matematicamente la conquista del suo primo titolo mondiale. In una gara dove il testa a testa con l’amico Tony Brooks offre uno spettacolo unico al pubblico italiano.

Nonostante quel grande successo, con la Cooper, la personalità competitiva di Brabham lo spinge ancora avanti. Sa anche costruire delle vetture oltre che saperle pilotare e alla fine del 1959 chiede all’ amico di vecchia data Ron Tauranac di lavorare con lui presso la sua concessionaria, la Jack Brabham Motors.

Progetteranno e produrranno insieme dei kit di aggiornamento per vetture da strada Triumph Herald che trasformino queste ultime in vetture da competizione. È solo l’inizio di una collaborazione che ha un altro obiettivo ben preciso: la progettazione e costruzione di vetture da competizione.

Nel 1960, Brabham, continua a guidare per la Cooper, intenzionato a conquistare ancora una volta il titolo di Campione del Mondo. Oltre ad essere il loro pilota di punta è anche un uomo di fiducia del team e durante il lungo volo di ritorno dal Gran Premio d’Argentina, parla a lungo con John Cooper della vettura.

Il padre di John, Charlie, e il designer Owen Maddock erano sempre stati riluttanti ad aggiornare la propria auto, accettando i consigli di Jack. Ma sebbene una Cooper avesse vinto in Argentina, altre auto erano state più veloci della loro prima di rompersi. Decidono così di coinvolgere Brabham nella progettazione della il Cooper T53, accettando anche i consigli di Tauranac. Brabham fa girare la nuova macchina nella successiva gara di campionato, il Gran Premio di Monaco , per raggiungere poi una serie di cinque vittorie consecutive.

L’esperienza di Brabham nella messa a punto delle auto è un fattore determinante nella conquista del titolo costruttori da parte di Cooper del 1960 e permette a Jack di assicurarsi per la seconda volta l’iride piloti.

Ma anche in quegli anni i regolamenti della Formula 1, condizionano il successo o la sconfitta delle case costruttrici. E la nuova norma, che riduce la cilindrata dei motori a 1,5 litri, mette in difficoltà la Coventry Climax che non riuscirà per il 1961 a mettere a punto i nuovi propulsori richiesti dalla federazione internazionale.

Le Cooper-Climax, vengono surclassate dalle nuove auto a motore centrale di Porsche , Lotus e Ferrari vincitrici del campionato, con Brabham che segna solo tre punti ed arriva 11 ° in campionato.

È la fine dei successi della scuderia Cooper e l’inizio di un periodo nero per Black Jack, che improvvisamente vede svanire le sue possibilità di successo.

È una fase negativa che Brabham tenta di contrastare, mettendo in campo la sua abilità di costruttore. Nel 1961 infatti fonda con l’aiuto di Tauranac, la Motor Racing Developements (MRD). Una attività che potrà assicurargli la prosecuzione dell’ attività agonistica anche nel caso di un ritiro da parte della Cooper. Scuderia alla quale deve molto e per la quale continua a guidare per tutto il 1961.

Ma la situazione della Cooper l’anno successivo si fa insostenibile e nel 1962 Jack, abbandona il team dedicandosi alla costituzione di una nuova scuderia sempre insieme a Tauranac. È la nascita della Brabham Racing Organization, che utilizzerà da subito le vetture costruite dalla MRD.

Brabham e Tauranac, tentano di sviluppare auto in grado di adattarsi alla nuova formula di 1500 cc senza però trarre successi di rilievo dalla loro attività. È una formula che limita molto le caratteristiche sia del Brabham pilota, che di quello costruttore che non riesce a vincere una sola gara con quelle vetture nel campionato del 1962.

La stagione 1962 e le tre stagioni successive portano soltanto pochi piazzamenti e Brabham medita addirittura di dedicarsi alla sola attività di costruttore lasciando le piste.

Sino al 1966 quando la variazione apportata ai regolamenti, ritenuti effettivamente limitanti da tutte le squadre, permette l’utilizzo dei motori da 3000 cc. È la svolta per Brabham e la sua scuderia, che abbandona definitivamente la Coventry Climax e si affianca alla società di ingegneria meccanica australiana Repco.

La Brabham Repco vincitrice del mondiale 1966

L’approccio scelto da Brabham e Tauranac e abbastanza diverso da quello delle case avversarie in piena aderenza con la genialità progettistica dei due amici. I nuovi motori in fase di sviluppo da parte di altri fornitori infatti avevano tutti almeno 12 cilindri e si rivelano difficili da sviluppare, essendo pesanti e soggetti a rotture meccaniche.

Il motore Repco invece è un otto cilindri progettato sulla base del blocco 215 Oldsmobile utilizzando in gran parte componenti esistenti; una scelta operata a causa della inesperienza della società australiana nella progettazione totale di un nuovo motore.

Brabham e Repco erano consapevoli che il motore non avrebbe gareggiato in termini di potenza assoluta. Ma intuiscono che un motore leggero e affidabile avrebbe potuto ottenere buoni risultati mentre altre squadre stavano ancora rendendo affidabili i loro nuovi progetti.

La combinazione del motore Repco e del telaio Brabham BT19 progettato da Tauranac per il 1966 è un successo.  Al Gran Premio di Francia a Reims-Gueux , Jack vince la sua prima gara nel campionato del mondo di Formula 1 dopo il lungo digiuno che dura sin dal 1960. E diventa inoltre il primo uomo a vincere una gara di Formula 1 con un’auto di sua stessa costruzione. Un risultato eguagliato in seguito solo dai suoi due ex compagni di squadra, Bruce McLaren e Dan Gurney .

È la prima di una serie di quattro vittorie consecutive per il quarantenne australiano. I giornali etichettano le vittorie come quelle di “Nonno Jack”, il veterano della Formula 1. Brabham è infastidito dai pettegolezzi di stampa sulla sua età.

E in un’ esternazione del tutto insolita per il suo carattere, al Gran Premio d’Olanda si presenta alla sua macchina sulla griglia di partenza prima della gara in un modo molto particolare. Fa finta di zoppicare e indossando una lunga barba finta, si appoggia a un bastone prima di entrare nella sua vetture e vincere la gara.

La scenetta di “Nonno Jack” Brabham nel Gran Premio d’Olanda del 1966

Black Jack vincerà non solo quella gara ma anche il titolo di Campione del Mondo di quell’ anno per la terza volta, zittendo le malelingue che lo volevano troppo anziano per le gare. Ancora oggi è l’unico pilota ad aver vinto un mondiale con una vettura che porta il suo nome.

I successi in pista del Brabham costruttore continuano anche l’anno successivo, il 1967, quando Dennis Hulme suo compagno di squadra nel team che porta il suo nome, vince il campionato del mondo.

Non è una stagione facile per Jack, forse in parte i giornalisti hanno anche ragione: il giovane Hulme e l’emergente Jim Clark lo surclassano diverse volte in pista e Brabham non ne è contento.

Ma i risultati del suo team lo spingono a continuare ancora. Proseguirà nel 1968 ingaggiando come pilota del team e suo compagno di squadra Jochen Rindt. Anche quella sarà una annata difficile con sette ritiri dalle prime sette gare, prima di segnare due punti per il quinto posto al Gran Premio di Germania. Le restanti gare della stagione lo vedranno ritirarsi altre quattro volte.

Il 1970 fu l’ultimo anno di attività di Brabham, che alla rispettabile età di 44 anni, si regalò una vittoria nel gran premio inaugurale in Sud Africa, concludendo quinto nella classifica generale. Il tutto dopo essere uscito da un incidente in prova l’anno precedente con gravi lesioni ad un piede ed aver recuperato in tempo per l’inizio della stagione. In quello stesso anno Jack convinto dalla moglie lascia anche il proprio team nelle mani del suo socio, Ron Tauranac che poi nel 1972 venderà la squadra ad un certo Bernie Ecclestone.

Jack Brabham durante il suo ultimo anno di F1 nel 1970

Dopo il suo ritiro, Brabham e la sua famiglia si sono trasferiti in una fattoria tra Sydney e Melbourne. Ma Black jack in un libro sulla sua vita dice che “non ha mai veramente voluto farlo”.

“Mi sentivo molto triste” racconterà. “Non mi sentivo di rinunciare alle gare perché non potevo fare quel lavoro. Sentivo di essere competitivo come in qualsiasi altro momento e avrei dovuto davvero vincere il campionato nel 1970. Sarei stato molto meglio se fossi rimasto, ma a volte le pressioni familiari non ti permettono di prendere le decisioni che vorresti “.

Black Jack, ha continuato a essere coinvolto negli sport motoristici, partecipando a eventi contemporanei e storici in tutto il mondo. Eventi dove spesso guidava le sue ex Cooper e Brabham fino all’inizio degli anni 2000. Dedicandosi contemporaneamente alle carriere dei tre figli Geoff, David e Gary tutti coinvolti negli sport motoristici a vari livelli.

Black Jack, un irriducibile che ha fatto la sua ultima apparizione pubblica il 18 maggio 2014, un giorno prima di lasciarci per sempre all’ età di 88 anni, presentandosi con una delle auto che ha costruito.

Jack Brabham nel 2014

L’ ultimo campione degli anni ’50, forse a volte ricordato solo come costruttore. Ma che ha contribuito con il proprio talento alla costruzione delle competizioni che oggi conosciamo come Formula 1. Insegnando anche ai piloti delle nuove generazioni che non mollare mai è l’unico modo per lasciare un segno indelebile in questo sport.

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