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A pochi giorni dalla fine del Gran Premio di Imola si continua a parlare, commentare, interrogarsi.
Non sulla meritata vittoria di Verstappen, o sull’ennesimo bacio della fortuna sul capo di Lewis Hamilton.
Al centro dei rumors, sulle pagine web, campeggiano le spaventose immagini dell’incidente tra Bottas e Russell.

Prima di indagare le cause, le possibili colpe, reazioni e attriti latenti di questa curiosa coppia (Bottas e Russell appunto), va sempre riconosciuto che è una fortuna poter commentare e scrivere di quanto accaduto in questi termini e non per documentare conseguenze spiacevoli. Ormai non ci rendiamo più conto del pericolo mortale che certi episodi portano con sé, e ben venga. Ma non va dimenticato.

Tornando al violento botto, è incredibile come un episodio del genere porti con sé così tante considerazioni e sotto temi da trattare, per altro tutti particolarmente interessanti. Cercheremo insieme di analizzare tutti gli aspetti che sono emersi.

Ma partiamo da quanto accaduto.
Trentatreesimo giro, 330 km/h, le due vetture stanno transitando sull’insidioso rettilineo del tracciato di Imola. Stretto, leggermente ricurvo, in parte bagnato, circondato dall’erba.
Russell è a mezzo secondo dalla Mercedes numero 77, spalanca il DRS e si prepara al sorpasso.
Bottas continua a mantenere la traiettoria, peraltro l’unica parte già asciutta della pista. Si sposta leggermente a destra, per affrontare al meglio la curva successiva, come di default.
La Williams, che ormai ha totalmente affiancato il finlandese, percepisce quello che non è definibile un cambio di traiettoria, semmai il rispetto della linea naturale del circuito. Allora Russell è costretto a finire con due ruote sul bagnato. Poi sappiamo tutti com’è andata.

Possiamo parlare di colpe? Beh, Russell in un primo momento l’ha fatto.
Si è appellato ad un “impercettibile” cambio di traiettoria. Certo, ma anche prevedibile. Lo stesso Russell avrebbe affrontato in quella maniera l’ultimo tratto di rettilineo per favorire la frenata, addirittura invitando i commissari a valutare quanto piccoli movimenti possano provocare ingenti danni.
Eppure le scuse non tardano (troppo) ad arrivare.

Tramite social George Russell fa un passo indietro, forse come avrebbe dovuto fare sul rettilineo di Imola.
“Questo non sono io”, dice.
Probabilmente si riferisce al gesto nei confronti di Bottas, lo schiaffo sul casco seguito da – a quel punto – un più che meritato dito medio da parte del finlandese.
C’è chi ha condannato la verve di Russell, l’intenzione, la presunzione di avere ragione.
Dal divano siamo tutti beneducati.

Lo “schiaffo” di Russell sul casco di Bottas dopo l’incidente di Imola 2021

Un episodio del genere di certo non va analizzato per valutare quanto sia bonton un pilota di Formula 1, gli aspetti interessanti sono ben altri.

Ma non è che, troppo presi dal botto e dalle sue implicazioni, non ci siamo accorti che una Williams stava sorpassando una Mercedes?
Il vero miracolato, domenica scorsa, non è stato Hamilton. Ma Bottas.
Per esserne uscito incolume, certo e soprattutto.
Ma anche per aver avuto l’occasione di non dover tagliare il traguardo in una posizione indecente, dietro una Williams, privato totalmente dell’orgoglio.
Ancora una volta salvato dalla sfortuna di George Russell. Fossi in te, Valtteri, le scuse le accetterei. E ringrazierei pure.

Il fenomeno Bottas è sempre stato sotto gli occhi di tutti. Eterno secondo, pilota satellite, sempre a confronto. Ma è sempre stato assolto. “Nessun vincerebbe il paragone con Hamilton”, “è sempre subito dietro il compagno di squadra”, “per la scuderia fa il suo”.
Ma dopo i 33 giri di Imola, pista da cui solo il pilota si salva, Bottas non è più giustificabile.

Valtteri Bottas dopo l’incidente di Imola 2021

E quando Bottas tocca il fondo, cosa succede?
Speriamo tutti in una risposta, in un nome. E proprio questo rende l’incidente che stiamo raccontando ancora più interessante: i protagonisti. Il presente ed il futuro della Mercedes.
Ormai, seppur senza un comunicato ufficiale, Russell ha già un piede nella macchina numero 77.
I primi rumor già sembrano dati per scontato, come se tutto fosse pronto per il 2022.
Ora sì che ha tutto un sapore diverso, che tutto l’accaduto viene letto in maniera più interessante.

Eppure quanto successo non ha fatto sorridere il futuro datore di lavoro di George, Toto Wolff, che così ha ironizzato sull’accaduto:

Quando parlo con George Russell, gli dico: “Se farai bene correrai con la Mercedes, altrimenti finirai nella Clio Cup”. Oggi siamo un po’ più vicini alla Clio Cup.

Toto Wolff
Il team principal Mercedes Toto Wolff e George Russell

Russell di certo si conferma ancora immaturo, ancora sordo all’esperienza che si accumula, gara dopo gara, errore dopo errore.
Ma è lampante il talento.
Talento che non resta fine a se stesso, ma viene sfruttato, a volte anche abusato. E questo crea spettacolo, aspettativa, voglia di vedere cosa ancora può succedere.

Imola si riconferma severa maestra di George Russell.
Gli impartisce l’ennesima, cruda, lezione. Ancora una volta mette alla prova la sua maturità di pilota.
In condizioni diverse, certo. Ma il prezzo resta lo stesso, l’esito che George ha costruito brillantemente per l’intero week-end di Imola : i punti.
Ma come sappiamo tutti gli insegnanti più difficili sono quelli a cui dobbiamo qualcosa, a cui pensiamo quando tagliamo i traguardi più importanti.
Poi Imola toglie e Imola dà.
Allora George, ti aspettiamo, si spera, nel 2022. Forse vestito di nero.

George Russell nei box Mercedes durante la sostituzione di Lewis Hamilton nel 2020
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Marisa Russo

Classe 1997,
studentessa di Giurisprudenza all'Università Federico II di Napoli.
La Formula 1 ed il motorsport non sono una passione, ma un retaggio culturale.

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