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L’ incredibile parabola discendente di Sebastian Vettel, non può lasciare indifferente chi lo ha visto diventare campione del mondo per ben 4 volte. Il tedesco dopo l’ opaca prestazione del Bahrain sembra completamente distrutto. Le accuse nel team radio verso il cambio traiettoria di Ocon, subito ritirate a fine gara, cosa nascondono realmente? Vettel è ancora in grado di sostenere la F1 attuale?

Sebastian Vettel, il pilota che insieme a Michael Schumacher, Fernando Alonso e Lewis Hamilton ha segnato la storia della F1 degli ultimi vent’anni. E che insieme a quest’ultimo ha conquistato quella degli ultimi dieci.

Un pilota che negli anni ha rappresentato una delle punte massime dell’ automobilismo sportivo nella massima categoria,  oggi sembra aver perso completamente motivazioni e lucidità.

L’episodio del tamponamento ad Ocon è solo l’ ultimo di una lunga serie. Che sembra non voler avere fine e che forse trova motivazioni profonde nel carattere del pilota tedesco.

Sebastian ha attraversato varie fasi della sua carriera che ne hanno delineato la personalità in pista. Periodi nei quali ha sempre mostrato talento, precisione, velocità e voglia di vincere.

È stato l’ “enfant prodige” di una F1 che si avviava verso una nuova declinazione della meccanica. Quando nel 2006, salendo a bordo della Sauber BMW, è stato il più giovane pilota ad aver provato una F1 nelle libere del venerdì. All’età di 19 anni e 53 giorni.

Ha conquistato il primo punto mondiale a bordo della stessa auto nel Gran Premio di esordio del 2007. Quello degli Stati Uniti, dopo aver sostituito Robert Kubica reduce da un violento incidente.

È stato il pilota fenomeno che sotto la pioggia di Monza, con la Toro Rosso, ha conquistato il Gran Premio d’ Italia del 2008. Dopo aver raggiunto il 5° posto a Montecarlo sempre nello stesso anno, partendo dall’ ultima fila.

La vittoria di Sebastian Vettel con la Toro Rosso, al GP d’Italia del 2008

Ha detenuto il record del più giovane vincitore di un GP di Formula 1 per ben 8 anni, dal 2008 al 2016. Un primato infranto da Max Verstappen nel GP di spagna del 2016.

È stato l’uomo che ha dominato i campionati del mondo dal 2010 al 2014. A bordo della imbattibile Red Bull di Adrian Newey e Chris Horner regalando al team di Milton Keynes soddisfazioni mai più raggiunte.

Ed in Italia, alla Ferrari, era diventato per i tifosi “Baby Schumi”.

Con il Cavallino, orfano di Michael Schumacher, a sognare di nuovo i colori dell’ iride; cantando “l’ Italiano” di Toto Cutugno, tra un “Grazie Ragazzi” ed un “Abbiamo vinto a casa loro”. Nonostante l’ impresa non sia mai riuscita ad una Scuderia sempre inferiore all’ Armata Mercedes in ogni gara.

E citando un famoso film di fantascienza degli anni ’80 “…tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia”.

Dal 2018, Vettel sembra quasi l’ ombra di se stesso. All’improvviso dal GP di Germania di quell’ anno, l’eterno ragazzo di Kerpen, sembra aver scavalcato la stagione migliore della sua carriera. Ed essere arrivato direttamente alla fine della sua parabola.

È incredibile vederlo sbandare continuamente in cerca della trazione sulla sua vettura, andare in testacoda affrontando curve apparentemente anonime. O, come è successo nell’ ultimo fine settimana in Bahrain, vederlo tamponare un’ altro pilota. Dando a lui la colpa dell’ accaduto, per poi scusarsene a fine gara.

Cosa è successo al quattro volte Campione di F1? Cosa può averlo cambiato così tanto da non riconoscere più le traiettorie di una pista? È cambiato lui o è cambiata la F1 che lo circonda tanto da non essere più la sua seconda casa?

Proviamo a capire le ragioni di tutto questo anche se facendo solo delle supposizioni.

Vettel, a livello umano, è sempre apparso leggermente diverso dai suoi colleghi. Mostrando pubblicamente un lato del suo carattere che molti suoi colleghi hanno sempre nascosto.

Emblematico di questo è il suo estremo coinvolgimento nelle manifestazioni di gioia in occasione delle vittorie, sia in Red Bull che in Ferrari, con i suoi meccanici e con i tecnici del team. Così come quello manifestato in occasione di sconfitte o risultati negativi durante le gare disputate.

Come lo è la sua propensione ad una sincera ammirazione nei confronti degli avversari più forti. Dimostrata di fronte alle telecamere di tutto il mondo senza alcun problema d’immagine (l’ abbraccio con un Hamilton decisamente stupito alla fine del campionato 2016 ne è un esempio).

Senza dimenticare l’ istintiva (e quasi candida…) reattività di fronte a quelle che ritiene le piccole grandi ingiustizie della pista (ricordate l’urto ad Hamilton del GP dell’ Azerbaijan del 2018 o lo scambio di cartelli al GP del Canada 2019 ?).

È insomma un Campione anomalo. Che, in uno sport individuale come la Formula 1 nel bene e nel male, vuole sentire di non essere solo ma di essere parte di un team. E ancora di più di un meccanismo, la F1 appunto, che riconosca i meriti del migliore senza dietrologie o dubbie interpretazioni.

Vettel nonostante possegga come tutti i piloti il cosiddetto “istinto omicida” (si fa per dire naturalmente …) non è mai stato un “cannibale” come Lewis Hamilton o una “primadonna” come Fernando Alonso. Avrebbe voluto somigliare a Michael Schumacher. Ma, aihmè, senza avere il suo sano cinismo o la freddezza che ne ha sempre contraddistinto lo stile di guida.

Sebastian Vettel e Michael Schumacher

Sebastian è uno che sta lontano dai social, che vive in prima persona la sua vita all’ interno delle piste. Occupandosi direttamente anche dell’ aspetto contrattuale dei suoi ingaggi (come dichiarato in una intervista a Sky Germany, senza bisogno di un manager). Uno che ha sposato in segreto nel 2019 una sua ex compagna di liceo. Lontano dall’ obiettivo dei fotografi e da cui ha avuto tre figli.

Un uomo insomma (ed anche di altri tempi !!) prima che un personaggio.

E forse è proprio questo che non va attualmente tra lui e questo sport.

La F1 moderna, vive di tweet e post su Instagram. Di gare virtuali sui simulatori e di attacchi strategici sul web a suon di allusioni e accuse velate. E’ uno sport dove l’ apparire, mai come oggi, ha rivestito così tanta importanza.

E Sebastian non è tutto questo.

All’ improvviso in F1 si trova solo; una situazione che lo vede vivere con disagio la pista che lo ha sempre gratificato con le numerose vittorie, deconcentrato e fuori fuoco.

E forse neanche la nuova avventura inglese dell’ Aston Martin potrà riportarlo sulla giusta traiettoria delle curve della sua carriera. Qui come con Ricciardo in Red Bull e con Leclerc in Ferrari, dovrà subire la presenza di un arrembante giovanotto di belle speranze . E con l’aggravante del cognome Stroll…

Sebastian Vettel con il compagno di squadra dell’ Aston Martin Lance Stroll

Un esperienza che senza la forza psicologica di Alonso o il distacco degno del miglior Raikkonen, Sebastian potrebbe decidere di non voler affrontare. Ulteriormente caricata del pesante (e oltremodo sgarbato) fardello, che il suo ex team principal Mattia Binotto ha voluto scaricargli sulle spalle. Con l’ affermazione “Finalmente possiamo contare su tutti e due i piloti” pronunciata alla fine del GP di domenica scorsa; una evidente caduta di stile di cui nessuno aveva bisogno.

Siamo solo al primo GP e probabilmente la stagione di Vettel è ancora tutta da scrivere. Ma se le premesse confermeranno il Vettel che abbiamo visto domenica scorsa a Sahkir, la dura legge della F1 2022 potrebbe lasciare senza sedile il tedesco.

Speriamo non sia così. Vederlo di nuovo sorridere, al di là del colore della sua tuta, potrebbe far bene all’ intero ambiente. E ridare un velo di umanità ad uno sport che ne vede comparire sempre di meno.

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