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Anche quest’anno, in limine all’inizio della stagione 2021 di Formula 1, Netflix lancia l’ultima stagione della docu-serie più attesa dagli appassionati di motorsport: Drive to Survive, letteralmente “Guidare per sopravvivere”.

Le aspettative, inutile nasconderlo, erano altissime, e la lunga attesa non ha fatto altro che amplificare la voglia di guardare tutto d’un fiato i 10 episodi e riassaporare i momenti clou del 2020.
Momenti che non sono stati affatto pochi, anzi.
Gare pazze, annunci shock, fuoco, vecchie guardie e nuove leve.
Netflix aveva a disposizione tutto per uno show mai visto prima. Il meglio era servito, senza necessità di rimaneggiamenti, di provocazioni dove non servivano, o di sottili polemiche ben costruite. Ma invece no.
Proprio per questo, ecco a voi TRE motivi per non guardare Drive to Survive Stagione 3, o quantomeno per stimolare il vostro spirito critico.

  1. 10 episodi di cui non avevamo bisogno
    Dal menù di Netflix, infatti, avrei fatto a meno della metà degli episodi girati.
    Ecco invece quali ci sono stati serviti:
    Cash is king” – ennesimo focus sulla Racing Point e sul caso della Pink Mercedes, grazie ma potevamo farne a meno.
    Di nuovo in pista” – mentre Christian Horner cerca di fare a gara con l’imperturbabile Toto Wolf  a non si capisce cosa, molto più toccanti sono le immagini dedicate all’inizio della pandemia di covid-19.
    Il secondo violino” – tutto dedicato al povero Valteri Bottas e al Gran Premio di Sochi. Ma davvero abbiamo dedicato spazio alla Russia e alla Turchia neanche un cenno?!
    Dobbiamo parlare di Ferrari” – nonostante siano 44 minuti di tortura per qualsiasi tifoso, Sebastian Vettel è protagonista indiscusso del segmento. Emerge in tutta la sua intelligenza, ironia e anche rabbia, assolutamente motivata.
    La fine di un rapporto” – in breve, quando Daniel Ricciardo annuncia il trasferimento alla McLaren, Cyril reagisce come un/a fidanzato/a abbandonato/a.
    La rivincita”, anche se il titolo in inglese già fa correre un brivido lungo la schiena “The Come-Back Kid” – finalmente un episodio che si fa guidare naturalmente dagli eventi spettacolari che il 2020 ha offerto, ed uno su tutti. Poche parole, ma sufficienti. Pierre Gasly, Monza 2020.
    Al centro di tutti un pilota, una persona, il ritorno del ragazzo. Guardatelo, merita davvero.
    Proprio per questo vi consiglio anche un pezzo scritto da Gasly stesso, in cui parla dei dolori del 2019 e dell’ascesa, il tutto alla luce del racconto della sua amicizia con Antoine Hubert. Ecco il link You Want to Know the Real Pierre? by Pierre Gasly – F1 (theplayerstribune.com).
    La scelta di Guenther” – ennesimo episodio sui drammi della Haas, presenti e futuri.
    Nessun rimpianto” – Carlos Sainz sceglie la Ferrari, si scoprono dinamiche in McLaren di cui non immaginavamo nulla. Addirittura viene dipinta una genesi di attrito tra Lando e Carlos, la coppia più bella della Formula 1.
    Inizio a chiedermi, e non solo circa questo episodio in particolare, quanto Netflix si sia divertito a gonfiare scenari e situazioni.
    La stagione si chiude con l’impresa leggendaria di Romain Grosjean in Bahrein ed il finale di Abu Dhabi.
Pierre Gasly vince il GP d’Italia

2. Imperdonabili lacune
Tutto quello che, invece, abbiamo disperatamente sperato di poter vedere, ci è stato negato.
Storie incredibili che avrebbero potuto rendere questa la stagione più spettacolare di sempre.
Dov’è il rocambolesco Gran Premio di Turchia? La pioggia, l’attesa della pista, l’incredibile show che ha scosso tutti noi sul divano e che avremmo certamente voluto rivivere, perché no, da un altro punto di vista. Invece no, ci avete dato Sochi. Grazie.
E per chiudere nell’indignazione più totale, dove avete lasciato George Russell, la Cenerentola della notte di Sakhir?
Quanto sarebbe stato potente il racconto della chiamata inaspettata in Mercedes nel cuore della notte, la gestione della pressione psicologica, le congetture che hanno invaso web e giornali per l’intera settimana.
L’apice. E il declino.

George Russella guida il Gran Premio di Sakhir

3. Non prendiamo tutto per oro colato!
Se le prime due stagioni di Drive to Survive ci hanno colpito perché sentivamo di essere immersi improvvisamente nella vita frenetica del paddock, quasi come se fossimo autorizzati a spiare l’andamento dei lavori, non è questo il caso.
Si avverte la consapevolezza di essere protagonisti targati Netflix, e la responsabilità di garantire lo spettacolo.
Ma ricordate, è un documentario e non una fiction. E sono piloti di Formula 1, non attori.

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Marisa Russo

Classe 1997,
studentessa di Giurisprudenza all'Università Federico II di Napoli.
La Formula 1 ed il motorsport non sono una passione, ma un retaggio culturale.

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