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Ospite del podcast di Full Gas giunto alla puntata n.20, l’ Ingegner Luigi Mazzola per più di vent’anni, tecnico chiave della Scuderia Ferrari. con il quale abbiamo affrontato alcuni dei temi caldi della F1. Per molti anni responsabile della squadra test della Ferrari, in vista dei test di F1 in Bahrain ci ha offerto un suo parere sulle differenze tra i piloti tester che ha conosciuto e quelli attuali. Un’ opinione che pone questi ultimi in netto svantaggio.

Full Gas podcast ha festeggiato la puntata n.20 con un ospite di grande levatura. L’Ingegner Luigi Mazzola che è tornato ai nostri microfoni per parlare con noi della Formula 1 passata ma anche di quella che verrà.

Il Tecnico ferrarese infatti, dopo aver iniziato la propria avventura in Ferrari nel 1988, ha ricoperto per circa un ventennio il ruolo di responsabile della Squadra Test in Ferrari. In questo periodo ha avuto la possibilità di lavorare con campioni del calibro di Michael Schumacher, Alain Prost, Nigel Mansell e Kimi Raikkonen. Acquisendo un’ esperienza unica sugli uomini e le macchine del Cavallino tra la fine degli anni ’80 ed i primi anni 2000.

L’Ing. Luigi Mazzola con Alain Prost

Proprio in questo senso gli abbiamo chiesto, quale sia il suo punto di vista sulla qualità della comunicazione che la Ferrari ha espresso in questi ultimi mesi, alla luce della presentazione del team della scorsa settimana.

“Non ho visto la presentazione direttamente, a causa di altri impegni,” ha raccontato l’Ingegner Mazzola. “Ho potuto capire, leggendo, che si è trattato più che altro di una presentazione della stagione e degli organigrammi. Diciamo che è stata in linea con quanto è stato fatto fino ad adesso. Mi sembra che a livello comunicativo ci sia comunque una strada un po’ distaccata da quello che veniva fatto in passato. Forse anche a causa dell’ emergenza sanitaria che vige in questi giorni, che impedisce di essere in presenza.

È chiaro però che ci si aspetti un po’ di più. Anche con un atteggiamento sicuramente più legato a questo mondo di passione che è la Ferrari.

Ormai però conosciamo quali siano le modalità comunicative della nuova dirigenza e dobbiamo accettarle. Fermo restando che ora vogliamo vedere la macchina in pista ed i risultati. Parlando più che di problemi ed errori da dover accettare, di possibilità da mettere in campo.”

È una risposta che spinge anche a riflettere su quelle che sono state le prestazioni oltre che della vettura anche dell’ intera squadra. In un contesto certamente non facile e con ben poche prospettive di miglioramento. Prestazioni che hanno influenzato in maniera negativa addirittura uno dei punti di forza della Ferrari del passato: il Pit-Stop.

“Diciamo che fa parte un po’ tutto di questo nuovo corso che stiamo vivendo. D’altronde quando vengono a mancare le prestazioni, vengono a mancare anche la motivazione e la mentalità vincente. Che spingono aggressivamente la squadra a cercare di migliorare in tutti i campi. Mi è sembrato di vedere una certa inerzia, un certo “plafonamento” a tutti i livelli; sia in ambito di struttura che in quello dello sviluppo che lo scorso anno è stato quasi pari a zero.

Si è presa supinamente questa situazione e più di tanto non è che si sia fatto. Smentendo anche quelle poche promesse di miglioramento che sembravano poter risollevare la situazione. È un’ inerzia che inevitabilmente scende un po’ a tutti i livelli. Anche al livello dei meccanici del Pit-Stop che mancano di quella spinta a vincere in un clima decisamente rassegnato e passivo. È questo uno degli aspetti che mi hanno più deluso dello scorso anno, ancor più dell’ aver sbagliato la vettura. Un aspetto che mi sottolineò in passato anche Alain Prost. Durante la sua esperienza in una Ferrari che veniva da un periodo molto simile a questo: la mancanza di una mentalità vincente. Proprio quella mancanza che ci sta riconducendo a quel periodo negativo”.

L’Ing. Mazzola con Michael Schumacher

Tra i tanti argomenti di cui abbiamo piacevolmente parlato con l’Ingegner Mazzola oltre che di Sprint Race, congelamento dei motori in F1  e partecipazione al WEC della Ferrari, abbiamo anche chiesto un suo punto di vista sui test che si terranno in Bahrain. In particolare sull’ affermazione di Max Verstappen secondo il quale prolungare i test in pista oltre i tre giorni sarebbe stato alquanto “noioso”.   

È una domanda rivolta ad un esperto nel campo dei test; in possesso di un bagaglio di conoscenze che ci ha permesso di comprendere al meglio molte delle differenze tra i piloti della F1 del passato e quelli delle generazioni, che stanno rinnovando la F1 in questo ultimo periodo.

“È proprio questo il problema” ha affermato il tecnico ferrarese. “I piloti giovani in quest’ ottica conoscono soltanto il simulatore, ed in quello sono bravissimi. Ma non sanno cosa voleva dire essere un pilota di F1 che poteva indirizzare lo sviluppo di una macchina in pista. Non hanno mai vissuto quell’ esperienza e quindi, dover fare sei giorni di test in pista, ritengono sia una stupidaggine. Potendo ottenere attraverso un simulatore gli stessi dati. In realtà tutto ciò non ha senso e proprio per questo, a mio modo, la F1 ha bisogno tanto di piloti giovani quanto di persone che hanno vissuto ciò che era. Questo perché se proiettiamo tutto ad una situazione dove non c’è attività di pista, snaturiamo del tutto quello che è la F1.

La F1 è pista, non è simulazione. C’è da riflettere sul fatto che nessun simulatore può dare risultati plausibili, se non viene alimentato da dati rilevati in pista. E quindi c’è da chiedersi perché dover dare ad un simulatore dei dati che normalmente potremmo elaborare dal vivo? In realtà l’utilizzo di un simulatore, a fronte di modifiche (ad esempio di una presa d’aria) che debbano essere effettuate molto velocemente, non aumenta le possibilità di successo. È il caso, della Ferrari che attribuisce le difficoltà di sviluppo alle proprie carenze che riguardano i simulatori di ultimo grido. La Ferrari ha sempre sviluppato in pista le proprie soluzioni e ne ha fatto la scuola del suo successo.  Persa questa scuola è persa proprio questa sua peculiarità”.

L’esperienza dell’ Ingegner Mazzola non può che convincerci sulla bontà delle argomentazioni di cui ci ha parlato. Ma purtroppo sembra non essere condivisa dagli attori principali della competizione in pista. Team quali Mercedes, Renault, Ferrari, che spingono ad un limite sempre più elevato le loro apparecchiature. Aumentando in questo modo ulteriormente il divario con le scuderie del cosiddetto midfield. In una rincorsa tecnologica che non fa che aumentare i costi di uno sport già di per se decisamente oneroso. L’intervista con Luigi Mazzola può dare un ottimo punto di vista su questo argomento; ma per cogliere con esattezza tutti gli argomenti di cui abbiamo discusso Vi invitiamo a riascoltarla a questo indirizzo, apprezzandone al meglio i contenuti.

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