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Dopo la conquista del settimo titolo mondiale, Lewis Hamilton aggiunge alla sua collezione un’ altra onorificenza. Forse la più importante per un cittadino britannico. Il campione di Stevenage sarà investito del titolo di Cavaliere dell’ Impero Britannico il prossimo 31 dicembre 2020. Resta da capire se il suo impegno sociale gli permetterà di accettare quel titolo…

L’uomo più vincente della storia della F1 (95 vittorie), Lewis Hamilton, sarà insignito del titolo di “Knight of British Empire” (Cavaliere dell’Impero Britannico). L’ onorificenza sarà consegnata il prossimo 31 dicembre 2020 durante la cerimonia dei “New Years Honours”.

Hamilton, dopo la stagione di F1 appena conclusa, ha raggiunto l’ ambìto riconoscimento ed è stato inserito dal primo ministro Boris Johnson nella lista degli “overseas”. Ovvero coloro che hanno prestato un eccezionale servigio al Regno Unito a livello internazionale.

Lewis Hamilton festeggia il 7° titolo sul podio del GP di Turchia 2020

Il pilota inglese con il titolo assegnato entra di merito nel club dei “Sir”, seguendo le orme di altri grandi del passato automobilistico inglese.

Suoi famosi predecessori sono Jack Brabham, Stirling Moss e Jackie Stewart. Oltre al fondatore della Williams Sir Frank e a Patrick Head, co-fondatore del team inglese.

Hamilton è stato giudicato idoneo per l’ investitura, dopo essere stato sottoposto ad alcune indagini riguardanti la sua posizione fiscale nel Regno Unito.

I controlli non hanno riscontrato alcuna irregolarità nelle finanze del pilota inglese. Includendolo, nonostante la residenza monegasca, tra i primi 5000 contribuenti del Regno Unito.

L’ investitura a cavaliere, del campione britannico, ha sollevato però anche qualche perplessità legata al suo impegno sociale. Attività che, durante tutto il 2020, lo ha visto ambasciatore di “Black Lives Matter”, movimento per la parità dei diritti nato negli USA.

Hamilton con la T-shirt del movimento “Black Lives Matter”

Ispirato dal movimento, Hamilton ha addirittura convinto la Mercedes a dedicare la livrea delle proprie vetture alla “fine del razzismo”. Trasformando le ex frecce d’ argento in frecce nere.

Nel 2020 il pilota della Mercedes ha esercitato in tal senso il potere del suo profilo social come mai nessun’ altro prima. Riuscendo a focalizzare l’ attenzione del pubblico sul razzismo e a difendere la causa della diversità.

A coloro che hanno atteso la notizia del cavalierato di Hamilton, la possibilità che lo possa rifiutare potrebbe sembrare assurda. Eppure non è così inverosimile.

Il suo impegno infatti potrebbe risultare moralmente incompatibile con l’accettazione di un cavalierato. Una onorificenza conferita in nome dell’Impero e vista come reliquia razzista del passato della Gran Bretagna.

Altri nella posizione di Hamilton hanno rifiutato gli onori perché non desideravano essere associati all’ Impero.

Non ultimo Howard Gayle, il primo calciatore nero a giocare per i campioni in carica della Premier League nel Liverpool. Sostenitore dell’ iniziativa “Mostra al razzismo un cartellino rosso”.

In quel caso il calciatore rifiutò un MBE (Member of the Order of the British Empire). Onorificenza che Hamilton ha accettato nel 2008, anno del suo exploit nel mondiale di F1.

Lewis Hamilton posa con l’onorificenza di MBE ricevuta dalla Regina Elisabetta II nel 2009

In realtà la risposta fornita il mese scorso, dal pilota durante un’ intervista, ha mostrato che non condivide le preoccupazioni dei suoi predecessori.

“Non rifiuterei mai e poi mai la famiglia reale”, ha detto Hamilton. “Sono cresciuto nel Regno Unito e ne sono un grande fan. Essere nominato cavaliere sarebbe un onore incredibile. Non c’è onore più grande, credo, da parte del tuo paese riconoscerti con un tale premio.”

Sarebbe effettivamente ingiusto affermare che, poiché altri che condividono convinzioni simili alle sue hanno rifiutato gli onori, anche lui debba moralmente sentirsi obbligato a seguirli.

Spetta a lui soltanto decidere se accettare un cavalierato per qualsiasi motivo. E soprattutto non spetta a nessun altro dettare linee di comportamento più o meno corrette.

Del resto le opinioni possono cambiare ed Hamilton stesso dice che si sta istruendo su questioni relative al razzismo.

Non abituiamoci quindi a chiamarlo “Sir” perché accettare gli onori non è così definitivo.

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