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Un altro ospite d’eccellenza ha partecipato alla puntata #11 di Full Gas podcast. Si tratta di Andrea Montermini, uno dei piloti italiani che hanno animato la griglia della F1 degli anni ’90. Ex pilota collaudatore della Ferrari e della Benetton nell’era Schumacher, il pilota italiano è rimasto molto legato alla Scuderia di Maranello. E proprio per questo lo abbiamo intervistato su passato, presente e futuro del Cavallino.

La puntata #11 di Full Gas podcast, ci ha permesso di intervistare uno dei rappresentanti della “pattuglia italiana” presenti nella griglia di F1 degli anni ’90: Andrea Montermini.

Nato a Sassuolo (provincia di Modena), il pilota italiano ha respirato da sempre l’aria dell’ “industria della velocità” emiliana. Legando spesso il proprio nome alla Ferrari, scuderia che ancora oggi lo vede protagonista in ambito GT.

Andrea Montermini (Ferrari V12, 641/2) – Fiorano Test, 1990

Montermini è stato collaudatore per il team di Maranello nel 1991 e terzo pilota del Team Benetton nel 1993. Nel 1994 ha debuttato in F1 nel GP di Monaco con il team Simtek in sostituzione di Roland Ratzenberger, pilota austriaco del team venuto a mancare nello sciagurato GP di Imola dello stesso anno.

In una disgraziata concatenazione di eventi anche Montermini, nel GP di Spagna di quello stesso anno – e sulla stessa vettura – rimase coinvolto in un gravissimo incidente nel quale riportò varie fratture agli arti inferiori. Tornò in F1 nel 1995 e nel 1996 con la Pacific-Lotus e con la Forti, dedicandosi dal 1997 in poi alle gare GT.

Ma è la passione che ancora oggi lega Montermini alla Ferrari, che ci ha portato a rivolgergli qualche domanda su quella che è stata la situazione del Cavallino in questo tormentato 2020. E su quello che potrebbe essere il futuro della Scuderia.

Andrea Montermini in pista con la Ferrari 488 GT3

Abbiamo chiesto in particolare se la notizia della mancata riconferma di Sebastian Vettel per il 2021 con la Ferrari, abbia inciso sulle sue prestazioni. Anche in funzione di un ambiente che non lo ha visto più come primo pilota.

“Assolutamente si. Siamo esseri umani ed incide tantissimo.” Ha risposto il pilota emiliano. “ Ci sono certe persone che riescono a gestire l’ambiente che li circonda anche se avverso, o in condizioni avverse, senza problemi. Mentre altre fanno più fatica. Abbiamo portato il caso di Vettel che ha accusato molto il fatto di sapere di non essere più in Ferrari diciamo da metà stagione. Da quel momento in poi una serie di concatenazioni di situazioni hanno fatto sì che lui si trovasse veramente tanto in difficoltà.

Ultimo ma non ultimo proprio la natura stessa della macchina che faceva molto fatica ad essere competitiva. Soprattutto per il fatto che doveva dovevano utilizzare degli assetti molto scarichi per poter avere delle velocità diciamo così normali. In un certo senso in curva dovevano arrabattarsi un po’ sullo stile di guida dei due piloti che era diametralmente opposto. Vettel è un pilota che guida molto bene con posteriore molto stabile. Ed è esattamente l’opposto di Leclerc che gira con un posteriore diciamo così più leggero.

Il monegasco sa ‘ascoltare’ la macchina con il posteriore più leggero e questo sicuramente in qualifica vale molto e rende tantissimo. In gara alla lunga può essere un problema ed infatti a Leclerc alcune volte è andata bene ma alcune volte è andata male.”

Proprio parlando del pilota monegasco e ricordando i suoi piccoli/grandi contrasti con il compagno di squadra, abbiamo affrontato anche l’argomento della futura convivenza con il nuovo arrivo Carlos Sainz Jr. Nell’ ottica di una collaborazione in pista tra i due giovani alfieri del Cavallino, durante l’ormai prossima stagione 2021.

Leclerc, Binotto e Sainz
Charles Leclerc , Mattia Binotto e Carlos Sainz Jr. – Ferrari

“Sicuramente cercheranno di essere collaborativi. Il problema è che quando si è lì che c’è da lottare a 300 all’ora dove i millimetri possono fare la differenza sta anche nel buon senso delle persone che i millimetri possano diventare centimetri, e quindi essere poi in una zona ‘safe’. Mentre invece delle volte questi millimetri rimangono millimetri e da lì a passare ad un contatto è molto facile.”

Sempre in ottica Ferrari abbiamo parlato con Montermini anche della conduzione del team da parte di Mattia Binotto. Soffermandoci su quale fosse il suo punto di vista riguardo l’adeguatezza dell’ingegnere svizzero nel ruolo di team principal e su quella delle scelte intraprese durante il 2020.

“Io ho avuto la fortuna di conoscere Binotto tanti anni fa quando era sempre nel reparto motori. È sempre stato una persona molto esperta e molto capace: diciamo così ‘molto sul pezzo’. Per cui io ho grandissimo rispetto per il suo lavoro. Che specialmente in un momento come questo non è assolutamente facile, così come non lo è per nessuno in Ferrari.

Tanto è vero che quelli più in alto di lui hanno deciso, di lasciarlo lavorare e di decidere se il suo lavoro diventa buono o no col passare del tempo. Io ritengo che sia giusto. Perché, diciamo così, la tendenza a far sì che le persone possono cambiare sedia da un momento all’altro, non crea nessun tipo di stabilità.

Ricordiamo che lo stesso Jean Todt quando è arrivato in Ferrari – e la vetture non erano così competitive –  ci ha messo 2-3 anni per rimettere insieme tutto un pacchetto. Che non era solo formato dal Pilota, (all’ epoca Schumacher), ma anche dalla squadra, dai tecnici, dalla ristrutturazione. C’è voluto un po’ di tempo. E stiamo parlando, comunque, di una persona che io ritengo molto capace e che ha dimostrato le sue capacità nell’arco degli anni. Per cui secondo me nel bene o nel male, hanno fatto bene a lasciar lavorare Binotto. Soprattutto per vedere il frutto dei suoi risultati un po’ più a lungo termine.

Anche perché bisognava vedere chi c’era sul mercato che poteva in tempi brevi sostituire eventualmente Binotto che conosce bene le dinamiche in Ferrari. Non è stato sicuramente un momento facile da attraversare, specialmente in un anno dove c’è stato questo caso della ‘tagliola’ dei motori e tutta la diatriba conseguente. Ritengo che insomma né per lui né per tutte le maestranze che lavorano con lui, sia stato facile”.

Molti dei punti del ragionamento del pilota emiliano, sono pienamente condivisibili. In particolar modo quando si parla di continuità nella progettazione e nella effettiva difficoltà ad individuare le giuste figure per sostituire l’attuale team principal.

Fermo restando che l’ambiente Ferrari potrebbe comunque intimidire chi non è avvezzo alle dinamiche di un team in cui la politica gestionale, deve viaggiare di pari passo con l’immagine vincente di un team che ha fatto la storia della F1.

In sintesi è il ragionamento prospettato dalla dirigenza della Scuderia, che praticamente ha rimandato al 2022 qualsiasi possibilità di vittoria, subordinandola alla ricostruzione della squadra.

E’ stato molto interessante ascoltare il giudizio di un addetto ai lavori del motorsport esperto e qualificatissimo. Ed in questo senso vi invitiamo ad ascoltare la sua intervista in versione integrale sul nostro podcast.

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