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La prima delle due gare previste sul circuito di Sahkir, inizia con il “botto”. La Haas n. 8 di Grosjean urta l’Alpha Tauri e si schianta contro le barriere della curva 3, incendiandosi. L’incredibile incidente termina, fortunatamente, con il francese che esce dalle fiamme saltando il guard-rail divelto, sulle sue gambe. Il fuoco si ripropone al termine del GP con l’esplosione del motore di Perez, che inaspettatamente perde il 3° posto. Vince Hamilton che domina il GP del Bahrain dall’ inizio alla fine, ma forse è l’evento meno importante.

Dopo oltre trent’anni il fuoco torna in F1 a Sahkir nel GP del Barhain. L’ultimo incidente in cui le fiamme hanno fatto la propria comparsa su un circuito della massima Formula era nel GP di S.Marino del 1989. Qui la Ferrari di Gerard Berger, uscendo rovinosamente alla curva del Tamburello urtava il famigerato muro esterno e si incendiava mettendo a rischio la vita del pilota austriaco.

Da allora il fuoco era rimasto lontano dai circuiti, sempre attenzionato dai progettisti delle vetture, ma mai protagonista delle telecronache. Questo fino ad oggi.

Subito dopo la partenza del GP, infatti, in prossimità della curva n. 3 la Haas VF-20 n. 8 di Romain Grosjean durante le concitate fasi iniziali della gara, urta con la gomma anteriore destra, la posteriore sinistra dell’ Alpha Tauri n. 26 di Daniil Kvyat.

La vettura del francese, attraversando la pista si schianta a circa 180 km/h incastrandosi nelle barriere sul lato destro della pista, e si incendia dopo essersi letteralmente spezzata in due tronconi.

La cellula di sopravvivenza nella quale si trova il pilota viene avvolta totalmente dalle fiamme facendo temere il peggio per lo sfortunato protagonista dell’incidente.

Saranno 8 secondi di terrore, al termine dei quali “la fenice” Grosjean riemergerà dalle fiamme saltando sulle sue gambe il guard-rail distrutto dalla sua vettura. Malconcio, ma vivo e cosciente, il francese sarà trasportato prima al centro medico e poi in ospedale, in elicottero, per i controlli medici sulle sue condizioni di salute.

Il Team Principal della Haas, Gunther Steiner, dopo pochi minuti interverrà in diretta per rassicurare tutti sulle condizioni del pilota francese e dichiarerà:

“Ovviamente sta tremando e sta facendo tutti i controlli che deve fare dopo un impatto come questo. È cosciente, sta bene ma non ho avuto alcun contatto diretto con lui. Solo con le persone presenti. Sembra che stia bene. Voglio ringraziare le squadre di soccorso, che sono state lì molto velocemente. Non ho ancora visto chi fosse, ma i commissari e le persone della FIA hanno fatto un ottimo lavoro. Faceva paura. È spaventoso, ma sappiamo cosa è successo. E sembra tutto a posto. “

Merito fondamentale, per l’incolumità del pilota va dato ai dispositivi di sicurezza attivi e passivi che caratterizzano le attuali F1. Ed in particolare alla presenza dell’ Halo.

Il dispositivo, dopo la sua introduzione nei campionati FIA, aveva scatenato dubbi sulla pericolosità in caso di fuga da una vettura in fiamme, oltre che sulla presunta riduzione di visibilità per i piloti.

Ma oggi, a Sahkir, più di tutti ha contribuito all’incolumità del pilota francese che in sua assenza avrebbe potuto subire conseguenze ben più gravi. Fugando definitivamente qualsiasi perplessità sulla sua indispensabile presenza sulle monoposto.

Il telaio della Haas di Grosjean dopo l’incidente

Ma lo spettacolo deve continuare. E dopo un’attesa di circa 45 minuti, per il ripristino delle barriere divelte nella spaventoso incidente, si torna sulla griglia di partenza con un nuovo start.

Hamilton prende di nuovo la testa della corsa seguito da Perez, Verstappen e da un Bottas leggermente più reattivo rispetto alla prima partenza, ma che non riesce comunque ad ottenere uno start degno della sua stella a tre punte.

È il terzo giro e Kvyat torna subito protagonista, quando durante un sorpasso all’ interno della curva 8 si tocca con Stroll che sopraggiunge di gran carriera, senza avvedersi della presenza del russo. La carambola è inevitabile e la Racing Point di Stroll si ribalta, fortunatamente senza alcuna conseguenza per il canadese che esce totalmente illeso dalla vettura. Ancora una volta i dispositivi di sicurezza, quantomai indispensabili, si rendono protagonisti del GP. Al russo sarà comminata una penalità di 10 secondi.

La safety car entrata in pista permetterà a Bottas di sostituire gli pneumatici dopo l’avviso di foratura comunicatogli dal box. Monterà gomme Hard, ma neanche questo tipo di coperture gli permetterà di affrontare al meglio il resto della gara. Costringendolo in seguito a tornare di nuovo su gomme gialle. Il weekend di Sahkir si chiuderà per lui con un mediocre P8, di certo non adeguato alla vettura condotta in pista.

In casa Ferrari continuano ancora le difficoltà già evidenziate durante le prove libere e le qualifiche. Leclerc sempre più nervoso, è preda di una febbre da risultato che lo porterà ad entrare in contrasto (anche se in maniera forse immotivata…) con il compagno di squadra Sebastian Vettel.

Il tedesco accuserà infatti il giovane monegasco di averlo ostacolato durante la ripartenza, tentando un sorpasso secondo lui impossibile (ma che in slow-motion si rivelerà perfettamente legittimo) impedendogli di sopravanzare chi lo precedeva.

La discussione in questo caso sembra più il frutto di un malcelato nervosismo per le scarse prestazioni della vettura (con cui tra l’altro il tedesco compirà l’ennesimo testacoda pochi giri dopo), che di un reale contrasto con Leclerc.

Una vettura che non permetterà ai due portacolori del Cavallino di andare oltre il P10 per Leclerc ed il P14 per Vettel, in una gara che ha ulteriormente dimostrato qui a Sahkir i grossi limiti della SF1000.

P2 per un Max Verstappen decisamente solido. Che ha mantenuto durante tutta la gara il controllo della situazione, optando insieme al suo team le giuste scelte di pneumatici e le giuste strategie di gara.

L’olandese in questo GP comunque, pone davanti a tutto questo il suo ormai innegabile talento. Segno tangibile di una maturazione raggiunta che lo imporra nei prossimi anni come uno degli avversari più difficili da battere.

Il compagno di squadra Alex Albon giungerà terzo alle sue spalle. Dopo che il messicano Sergio Perez vedrà andare a fuoco il motore Mercedes della sua Racing Point durante l’ultimo giro, perdendo il gradino più basso del podio.

È una piccola conferma per Albon, che cerca di mantenere la titolarità del sedile raggiunta nel team Red Bull, dopo l’esclusione del francese Gasly.

Di grande rilievo qui a Sahkir anche la prestazione del duo McLaren. Lando Norris (P4) e Carlos Sainz (P5) confermano ancora una volta, la concretezza del team che sotto la direzione di Andreas Seidl (e con la prospettiva 2021 dei motori Mercedes) si candida ad essere una delle maggiori scuderie della F1 della prossima stagione.

Questa la classifica generale al termine della gara:

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