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Emanuele Pirro, uno dei simboli dell’automobilismo italiano, è stato ospite alla sesta puntata del podcast Full Gas. Il futuro della F1 ed in particolare il budget-cap, sono stati al centro di una interessante valutazione da parte del pilota romano. Da profondo conoscitore delle dinamiche dell’ automobilismo, ha elaborato una visione chiara dell’efficacia di questo strumento, sui cambiamenti di cui la F1 ha più bisogno.

La puntata n.6 di Full Gas ha avuto come ospite graditissimo Emanuele Pirro, ex pilota di F1 e pluri-vincitore della 24 ore di Le Mans. Un “driver” d’eccellenza nel panorama italiano dell’automobilismo sportivo.

Il pilota romano è uno dei più evidenti esempi di quel “ motorsport for gentlemen” che molte volte rimpiangiamo.

Emanuele Pirro tra Ayrton Senna e Alain Prost – McLaren – 1988

Un motorsport che non sempre si riesce ad intravedere in un ambiente sempre più dominato dall’aggressività dell’apparire più che dalla cortesia dell’essere.

Gli argomenti sono stati molti, in quasi mezz’ora di chiacchierata, ma su alcuni di essi si è potuto approfondire. Uno di questi è stato la regolamentazione imposta dalla FIA sul taglio dei costi dei prossimi anni, meglio nota come budget-cap.

Il pilota, ha evidenziato come la scelta di un taglio alle spese di team possa generare benefici per tutta la F1. Pur se con qualche aggiustamento sulle cifre da applicare.

“Secondo me l’idea del budget cap è una buona idea o perlomeno è un’idea che va nella direzione giusta. Il problema è la cifra (ndr: intendendo troppo alto il limite di 145M€ imposto dalla FIA) con cui hanno cominciato. Non dimentichiamoci che è stato un parto assolutamente travagliato. Quella cifra non è accettata da chi ha disponibilità economica e non vuole veder tagliato un pezzo del suo portafoglio.

Il budget cap concepito in questo modo avrà un effetto sulle prime tre squadre. Ma non darà un beneficio a quelle più in basso perché non riusciranno comunque ad arrivare a queste spese.

Qualcuno riuscirà ad aggirarlo? Forse si, come tutte le regole che sono state scritte nella storia, comprese quelle tecniche.

Però di sicuro sarà una buona scelta. Anche perché secondo me nel motorsport va premiata la qualità. Chi ha risorse infinite, mette tanti uomini a fare ricerca su un determinato argomento, ed a quel punto prima o poi arrivi ad una buona soluzione. Mentre per chi ha risorse limitate la qualità viene a prevalere sulla quantità. Questa è la bontà dello sport. È come se, per colpire un bersaglio, avessimo a disposizione una sola arma tra una mitragliatrice o una pistola a colpo singolo.  Se si riuscisse a far centro con un colpo unico, senza andare ad esplorare tante strade – come ad esempio nel campo dell’aerodinamica – l’intuito, il feeling e la qualità sarebbero premiati.

Ma non solo questo. Essendo il nostro sport un business, la distribuzione adeguata delle risorse diventa un fattore importante. Quindi auspico che il budget cap funzioni e che venga ridotto ancora di più in modo tale che i più bravi abbiano ancora più vantaggio. Se pensiamo che il budget cap possa livellare tutte le vetture, questo non solo non succederà ma non è neanche auspicabile. Questo perché secondo me lo sport è meritocrazia. Non si può pretendere che tutti giochino a calcio come Cristiano Ronaldo. Chi è veramente bravo merita di più.”

 Il pilota romano in questo si spinge ancora oltre. Evidenzia infatti che sarebbe molto utile anche far rientrare lo stipendio dei piloti, nel budget cap stesso. Ciò permetterebbe ai team di dirottare maggiori risorse economiche sull’ acquisto di tecnologie per la pista. Rimanendo comunque nell’ambito di un pacchetto economico unificato, dettato dagli organi Federali.

Emanuele Pirro – Benetton – 1989 – GP del Belgio

Una misura di questo genere permetterebbe, maggiori investimenti nello sviluppo delle vetture mantenendo più basso il costo del pilota. Riuscendo, in tal modo, anche a ridurre la sproporzione economica tra i drivers a livelli più consoni alle abilità di ognuno di loro rispetto agli altri.

Questo senza diminuire i meriti (anche economici) di chi offre maggiore spettacolo in pista. Il taglio potrebbe forse risultare sgradevole ai diretti interessati dal provvedimento – i piloti appunto –  ma certamente porterebbe benefici a tutto il sistema della F1.

E’ una visione, assolutamente condivisibile nel contesto di una F1 che, anche a causa della crisi mondiale, deve modificare se stessa.

Una visione condivisa anche da Stefano Domenicali, nuovo CEO di F1, che vede nel livellamento delle prestazioni una delle chiavi del prossimo futuro della F1.

Un equilibrio particolarmente difficile da individuare, ma che si rende necessario trovare per il bene di questo sport. Anche nell’ ottica di un suo effettivo contributo nel superamento della crisi mondiale dell’ automobile.

A questo probabilmente si tenderà, negli anni a venire in cui ad un taglio dei costi corrisponderà l’individuazione di quel bersaglio di cui parlava Pirro.

Un bersaglio da centrare, quanto più possibile, al primo colpo.

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