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Dopo 9 anni la F1 torna in Turchia. Il Gran Premio di domenica prossima segnerà un gradito ritorno su un circuito che dal 2005 ha ospitato ininterrottamente la massima formula. Analizziamo le caratteristiche di questa pista ed anche un po’ della sua storia.

Domenica prossima Istanbul ospiterà, dopo nove anni, un gara ufficiale del Campionato del Mondo di F1 2020. Il Gran Premio di Turchia, quattordicesima gara del mondiale.

Il circuito di Istanbul, o Istanbul Speed Park, è un tracciato sia automobilistico che motociclistico che si trova a Tuzla, nella periferia della città turca.

Disegnato da Herman Tilke e inaugurato nel 2005, è lungo 5,3 km ed ancora oggi è uno dei circuiti più apprezzati dai piloti.

Presenta infatti un livello tecnico degno delle migliori corse classiche con 14 curve di cui 8 a sinistra e 6 a destra oltre a diversi cambi di pendenza e di quota.

Punti chiave della pista sono la curva “8”, un curvone lungo verso sinistra con ben 4 punti di corda, e la curva “1” soprannominata “Faux Rouge” per la sua somiglianza con la più famosa “Eau Rouge” di Spa in Belgio.

È un tracciato, da carico medio-alto dove le auto che dispongono di una efficienza aerodinamica maggiore (nel caso di quest’anno Mercedes e Red Bull) possono comunque utilizzare un assetto caratterizzato da un minore downforce.

Questo tipo di assetto assicurerà una migliore gestione dei consumi nel passo gara oltre che una maggiore velocità nei rettilinei.

Saranno favorite in questo modo le occasioni di sorpasso. In particolare nelle due zone DRS previste sul circuito (la prima sul rettifilo tra le curve 11 e 12, la seconda su quello principale).

Un po’ di storia

Dopo una inaugurazione lampo, tenuta il giorno precedente la gara, l’edizione 2005 del GP di Turchia, vide al centro della gara la lotta per il titolo tra Fernando Alonso su Renault e Kimi Raikkonen su McLaren,

Su questo circuito sarà il finlandese ad avere la meglio, conquistando pole e vittoria in un GP che non gli permetterà comunque di ottenere l’iride a fine stagione.

La vittoria dal 2006 al 2008, è appannaggio di Felipe Massa su Ferrari. Il brasiliano con tre GP vinti e tre pole position, è il pilota con il maggior numero di successi sulla pista turca.

Le edizioni dal 2009 al 2011 vedranno una progressiva diminuzione del numero di spettatori, e forse anche dell’interesse del governo turco per le competizioni automobilistiche. Anche a causa dell’aumento dei costi di organizzazione della corsa, imposto dal patron di F1 Bernie Ecclestone.

È solo in questa travagliata stagione del 2020, stravolta dalla pandemia di Covid-19, che la FIA torna ad aggiungere il circuito turco al calendario iridato. Questo con l’intenzione di garantire un maggior numero di gare possibile per la migliore continuità del campionato mondiale.

La scelta Pirelli per i pneumatici 2020

Per il GP di Turchia, la Pirelli ha scelto i tre composti più duri della gamma: C1 per il Pzero White hard, C2 per il Pzero Yellow medium, e C3 per il Pzero Red soft.

Per la seconda volta quest’anno, come nel caso del Portogallo, l’assegnazione standard degli pneumatici è stata leggermente modificata.

I piloti avranno tutti 7 set soft, 3 set medi 3 set duri, mentre normalmente, si utilizzano 8 soft, 3 medi e 2 duri

Questo a causa delle elevate caratteristiche di usura determinate dalle vetture 2020 e dall’impegnativo circuito di Istanbul.

Lo stress degli pneumatici, infatti, così come trazione, deportanza e forza laterale, sono tutti molto alti e richiedono l’utilizzo di mescole più dure.

Occorre ricordare inoltre che la pista è stata asfaltata di recente ed in assenza di dati precisi sul nuovo asfalto, è stata fatta una scelta più conservativa.

Ultimo ma non meno importante, non ci saranno eventi di supporto per tutto il fine settimana. Il che significa che la pista potrebbe rivelarsi molto sporca, soprattutto durante le prove libere del venerdì.

Prepariamoci quindi ad un nuovo weekend di F1, sperando di rivedere anche quest’anno lo spettacolo che ha contraddistinto i Gran Premi di Turchia dei primi anni 2000.

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